Versione letteraria - Orgoglio e Pregiudizio
Dei sei romanzi di Jane Austen,
questo è il primo in ordine di tempo e insieme il suo capolavoro.
Quando lo scrisse, la Austen aveva ventuno anni e un'amica di famiglia l'eveva
definita "la più graziosa, sciocca, leziosa farfalla in cerca
di marito che sia dato incontrare". Frivola e ironica, non si distingueva
dal mondo campagnolo e borghese cui apparteneva, fatto di tè, ballli,
flirt della buona società, minuti e ridicoli incidenti della vita
quotidiana. Ma su questi motivi sapeva giocare con una grazia e una profondità
uniche. Ed è così che, narrando in Orgoglio e Pregiudizio
la storia delle cinque sorelle Bennet e dei loro conteggiatori, riesce a
evocare, con tocchi sobri e precisi, l'intero, incantevole, penetrante quadro
della provincia inglese alla fine del Settecento.
La vicenda è ambientata nel 1797, anno in cui Jane Austen
iniziò la stesura del romanzo. Ma esso fu pubblicato solo nel 1813,
un anno cruciale per l'Inghilterra che lotta contro Napoleone: ma gli echi
del conflitto non raggiungono le sue pagine. Il mondo cui l'autrice guarda,
con l'intuito di una femminilità perspicace e maliziosa, è
quello della vita familiare, su cui gli eventi storici incidono meno delle
ragioni private: affetti e denaro. Ecco dunque, in un contesto di consuetudini
quotidiane - pranzi, ricevimenti, gite -, consumarsi le gioie e i dissapori
dell'intimità domestica, le perfidie della mondanità, le segrete
trepidazioni degli amori giovanili, insidiati dai pregiudizi e dalle convenzioni
sociali. Ecco personaggi di straordinaria evidenza psicologica ritratti
con l'acume di chi ha ben penetrato i costumi e le figure del suo ambiente.
Come dimenticare l'intrepida e sagace Elizabeth Bennet, l'ottuso pastore
Collins, il superbo Darcy, la tronfia e arrogante lady Catherine? Ci sono
molto umorismo e molta verità in questo romanzo, scritto con grazia
ironica e disincantata; e c'è soprattutto l'estro inventivo di una
autentica artista (la più perfetta fra le scrittrici la giudicò
Virginia Woolf), capace come poche di attrarre il lettore in quella sottile
complicità di consensi e di attese da cui deriva il fascino maggiore
della narrativa.
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