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Orgoglio e Pregiudizio
!

NOTE UFFICIALI DI PRODUZIONE
dalla Working Title Films



Ecco la traduzione delle parti più interessanti del documento rilasciato dalla Working Title Films: le ufficiali note di produzione di Orgoglio e Pregiudizio.

Nonostante siano stati realizzati diversi adattamenti televisivi (negli anni 1938, 1952, 1967, 1980 e 1995), Orgoglio e Pregiudizio, il classico scritto da Jane Austen, è stato adattato per il cinema soltanto una volta, nel 1940: diretto da Robert Z. Leonard, aveva per protagonisti Laurence Olivier e Greer Garson.
Ora Orgoglio e Pregiudizio fa il suo grande ritorno sul grande schermo grazie alla Working Title Films.

Tim Bevan, presidente della compagnia e produttore, riflette: "La gente ricorda i due più recenti adattamenti televisivi, ma l'altra ed unica versione cinematografica, quella del 1940, mette in risalto l'aspetto della commedia romantica. Col passare del tempo, la vicenda tra Lizzie e Darcy, che svolge un ruolo centrale nel romanzo di Jane Austen, è stata riprodotta come nucleo fondamentale di molti altri film, tra i quali alcuni di nostra produzione (Il diario di Bridget Jones e Che pasticcio, Bridget Jones!). Abbiamo pensato che fosse giunto il momento di riprendere la storia originale di Jane Austen, concentrarci su Lizzie, e riportarla sullo schermo in tutta la sua gloria per un pubblico universale".

Il produttore Paul Webster concorda: "Orgoglio e Pregiudizio ha fornito la struttura fondante a così tanti film e commedie romantici che ci sorprendeva il fatto che per sessantacinque anni non fosse stato realizzato alcun film sulla vicenda originale. Le due versioni della BBC erano molto meticolose - e la seconda versione è la produzione drammatica più popolare della storia della BBC - ma il nostro obiettivo era quello di realizzare una versione per il grande schermo, che non fosse conforme agli stereotipi del dramma televisivo del puro e perfetto mondo della Reggenza".

Il produttore esecutivo Debra Hayward commenta: "I lavori precedenti del regista Joe Wright, tra i quali Charles II: The Power & the Passion, ci avevano davvero colpito. Così decidemmo di incontrarlo e la sua visione di come realizzare il film e raccontare il classico di Jane Austen aderiva perfettamente ai nostri toni. Per tutti noi non bisognava assolutamente reinventare la storia, visto che è la preferita di moltissime persone. Volevamo presentare la storia esattamente come era stata scritta, reclutando attori dell'età dei personaggi scritti dalla Austen, ed evitare la rappresentazione da 'scatola di cioccolatini' verso cui vira la televisione. Joe è un vero romantico tanto da aver saputo modernizzare la vicenda senza apportare stravolgimenti".

Il singolare approccio di Joe Wright, regista vincitore del BAFTA, è comprensibile da questa sua confessione: "Non avevo mai letto Orgoglio e Pregiudizio, né visto una sua versione televisiva. Provengo da produzioni televisive realistiche, quindi suppongo che in principio avessi dei pregiudizi su questo tipo di contenuti, che li considerassi da snob. Ma leggendo la sceneggiatura del film mi sentii emotivamente coinvolto e mi commossi leggendo il finale. Così lessi il libro e scoprii che ciò che Jane Austen aveva scritto era davvero uno studio meticoloso sui personaggi di un determinato gruppo sociale. Era semplicemente una delle prime realiste britanniche. Aveva letto la letteratura gotica, che andava molto di moda a quel tempo, e ne aveva preso le distanze. Così iniziò a scrivere ciò che sapeva, inventando un nuovo genere. Mi entusiasmava il fatto di poter rappresentare la storia attraverso un approccio che non era mai stato adottato prima. Volevo riprodurre una porzione di quel realismo britannico invece di rispecchiare la tradizione pittoresca, che tende a raffigurare una versione idealizzata dell'eredità britannica, come una sorta di Paradiso sulla Terra. Volevo rendere Orgoglio e Pregiudizio reale e grumoso, essere il più sincero possibile. I personaggi della Austen sono giovani: Lizzie ha 20 anni, Darcy ha 28 anni e Lydia ne ha 15. Le emozioni che provano sono quelle di ragazzi che si innamorano per la prima volta. È una cosa che mi ha commosso".

Wright ha menzionato anche la sua esperienza con Charles II: "Ciò che ho appreso dirigendo Charles II, la mia prima opera ambientata in un contesto storico, è che se riproduci meticolosamente gli aspetti di un determinato periodo insieme a verità emotive, tutto diventa appropriato per un pubblico moderno".

Durante le ricerche sul periodo della Reggenza, Wright e la sua squadra hanno annotato fatti e scoperte che non sono stati inseriti nel film, ma che hanno migliorato il loro approccio ai distinti personaggi creati dalla Austen.
Wright aggiunge: "L'establishment inglese aveva focalizzato la sua attenzione sulla Rivoluzione Francese e si chiedeva fino a che punto essa potesse esercitare un'influenza su di loro. Le classi socialmente più elevate erano molto spaventate, motivo per cui decisero di migliorare i rapporti con le classi meno abbienti. Ecco dunque i balli delle Assembly Rooms in tenute di campagna, che persone del ceto sociale di Darcy e Bingley frequentano. In tal modo essi avrebbero instaurato un rapporto con persone che prima non avrebbero mai incontrato in società. Per la società si trattava davvero di un'epoca del tutto nuova. Tutto ciò era molto eccitante per le giovani donne, come se oggi il Principe William si presentasse in una discoteca di High Street. Improvvisamente furono ampliate le prospettive di matrimonio. Bingley mostra una grande apertura di mente nei confronti di tutto questo, mentre sua sorella Caroline era orripilata all'idea di dover socializzare con questa gente".

La sceneggiatrice Deborah Moggach, scrittrice lei stessa, commenta: "Ho cercato di essere fedele al romanzo, il quale ha una sorta di struttura in tre atti, quindi non ho apportato cambiamenti notevoli. La storia è costruita così bene… una bella storia d'amore tra due persone che credono di odiarsi ma che invece sono perdutamente innamorati l'uno dell'altra. Le sorelle Bennet devono sposarsi, altrimenti vanno incontro alla rovina. Ma queste ragazze sembrano benestanti agli occhi del pubblico moderno! Quindi abbiamo dovuto mettere in evidenza il loro problema, affinché il pubblico si interessi della loro sorte. Sembra che conducano una vita molto confortevole - vivono in una grande casa, con genitori che le amano, hanno una carrozza e dei servi - ma abbiamo dovuto sottolineare che, qualora non riuscissero a contrarre un buon matrimonio, vivrebbero nella penuria, rifiutate dalla loro classe e dai ceti più bassi".
Moggach riflette: "Ho voluto dare l'idea che fosse la storia di Lizzie. A differenza del romanzo, mantiene i suoi segreti e per lei sono davvero un peso. Ci sono cose che non può confidare ai suoi genitori, alla sua migliore amica Charlotte e persino alla sua amatissima sorella Jane. Lizzie soffre in solitudine. Vede che suo padre ignora le sue sorelle - ignora le follie di Lydia, che facilitano la sua fuga - e vive la vita coniugale dei genitori come una tragicommedia. Lizzie vede Charlotte sposare l'odioso signor Collins per ottenere sicurezza, e vede la sua amata sorella maggiore soffrire per amore. Si chiede se le sue personali possibilità di fortuna stiano scomparendo. Più Lizzie si chiude in se stessa, più ci sentiamo vicini a lei. La commedia più vera ha origine nel dolore".

"I Bennet potrebbero benissimo esistere oggi e, credo, così è. I problemi economici, la speranza delle ragazze di trovare un buon marito, cose che erano di primaria importanza in quel periodo. Tutte le emozioni sono così rilevanti oggi. Prendiamo Lizzie, per esempio. Ha una madre che si dimostra spesso imbarazzante, una migliore amica che è disillusa, amore non corrisposto per qualcuno (Wickham) che scopriamo essere un mascalzone; lealtà tra sorelle, gelosie, liti. E si innamora inesorabilmente di qualcuno (Darcy) di cui non vuole ammettere di essere innamorata".
Nel suo adattamento Moggach ha prestato una grande attenzione ai dialoghi di Jane Austen. Spiega: "Ho cercato di estrapolare lo spirito dei dialoghi. Ovviamente non è possibile riprodurre per intero i dialoghi brutalmente meravigliosi di Jane Austen. Ma abbiamo conservato gran parte di quei dialoghi, perché è come cucinare con gli ingredienti migliori. La gente ama il romanzo così tanto che conosce le battute a memoria, parola per parola. Talvolta era come cercare di girare una scena attraverso una frase che è così amata poiché, qualora non ci fosse, la gente ne risulterebbe tremendamente delusa".

Wright aggiunge: "Nel romanzo i personaggi di Jane Austen sono tutti molto educati: aspettano che l'altro abbia finito di parlare, prima di iniziare un discorso. Ma so che, soprattutto in famiglie molto numerose in cui ci sono diverse ragazze, tutti tendono a parlare sugli altri, finire le frasi degli altri e così via. Quindi ho pensato che le conversazioni della famiglia Bennet dovessero essere esattamente così".
Moggach afferma: "Una delle cose meravigliose su Jane Austen è che le tele sulle quali dipingeva erano molto piccole. Ora, ciò è stato anche criticato: è stata accusata di ignorare le altre classi sociali del suo tempo e gli eventi del mondo coevo. Ma lei non lo negò. Osservava il piccolo mondo in cui viveva. Ad esempio, nei suoi romanzi non c'è mai una scena in cui gli uomini sono soli in una stanza. O non sapeva di cosa potessero discutere oppure non ne era interessata. Il mondo più vasto è intravisto attraverso piccole fessure. Ad esempio, Caroline Bingley legge una lettera e nota, nella sceneggiatura: 'Lady Bathurst sta ridecorando la sala da ballo in stile francese. E' poco patriottico, non vi pare?'. Ho inserito questa frase per rendere noto che questi eventi avevano luogo in Francia. Ma il mio interesse risiede soprattutto nelle dinamiche della famiglia e, dopotutto, la gente non legge e ama Jane Austen per le indicazioni storiche. Io ho tre sorelle, quindi so com'è vivere con molte ragazze, e riuscivamo persino a prevalere su mio padre. Quindi mi sento davvero a casa nel mondo di queste ragazze che civettano, discutono, condividono, provano gelosia…".

I realizzatori del film erano decisi a girare il film in locations che appartenessero tutte al Regno Unito, dove la telecamera avrebbe avuto la comodità di riprendere esterni da interni e viceversa, e seguire i personaggi nei diversi ambienti. Venne stilato un programma di riprese di undici settimane e Groombridge, una tenuta del diciassettesimo secolo, fu scelta per Longbourn, la casa dei Bennet, dove è possibile trovare tranquillità soltanto nello studio del signor Bennet.

Webster commenta: "Solitamente per un film è insolito girare interamente in locations. Parte della sua idea era di creare una realtà che consentisse agli attori di rilassarsi e ambientarsi. Tale approccio si rivelò molto efficace e i membri del cast, invece di ritirarsi nei loro ambienti tra una scena e l'altra, preferivano fermarsi nelle stanze di Groombridge".
Cercando di evitare ciò che ha menzionato come 'tradizione pittoresca', Wright commenta: "Ritengo che quando si provi a realizzare un film in costume, si diventa dipendenti dai ritratti di quel determinato periodo, perché non c'era la fotografia. Ma in un ritratto tutto è composto molto formalmente, non è la vita reale. Quindi vengono effettuate delle riprese panoramiche per mostrare i dettagli del set. Credo che il dettaglio sia nelle piccole cose, come molliche sul tavolo o un vaso di fiori. Lo stile della Austen mi ha fornito molti riferimenti visivi per i personaggi della storia, quindi ho utilizzato anche molti primi piani. Inoltre ho cercato di eliminare le riprese all'interno della carrozza. In un film moderno non è interessante vedere persone salire in macchina e guidare, quindi perché sarebbe interessante vedere gente viaggiare in carrozza? Ci sono diversi cliché in un film in costume; alcuni di loro sono nel film, altri no. Ma per me l'importante era indagarli".

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