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Il Film - Recensioni
La Critica - Rassegna Stampa
"Orgoglio e Pregiudizio è
uno di quei film che, agli Oscar, finiscono sempre per andarci. Un po' da
parenti poveri, magari, come la famiglia Bennett della storia, concorrendo
in categorie generalmente considerate minori come l'art direction, i costumi,
la musica. Però sono proprio le location (rigorosamente autentiche),
gli arredi e gli abiti le cose più riuscite di questa trascrizione
del celebre romanzo di Jane Austen, già portato ripetutamente sullo
schermo. (...) La regia di Whright è scarsa di orgoglio, ma diligente,
rispetta il contratto accontentandosi di allineare gli eventi come in un elegante
libro illustrato: più pittorico che pittoresco, comune, questo è
già un titolo di merito. Per sua fortuna ad aiutarlo ci sono molte
cose, dalla bellezza dei luoghi a un cast di supporto al livello dell'edizione
MGM: Donald Sutherland nella parte del bonario Mr. Bennet, Brenda Blethyn
in quella di sua moglie, Judy Dench nei panni della cattivissima Lady Catherine.
Enorme successo in Inghilterra, Orgoglio e Pregiudizio è firmato
dai produttori di Bridget Jones. Sui quali deve avere influito il banale,
ma tenace, pregiudizio che la (psicologicamente) indipendente Elizabeth sia
- nel remoto 1813 - un'eroina protofemmijista."
(Roberto Nepoti, la Repubblica, 3 febbraio 2006)
"Se qualche nostalgico dell'antiquariato
hollywoodiano vi vuol far credere che l'Orgoglio e Pregiudizio della
Metro (1940) era meglio dell'attuale megaproduzione angloamericana, smentitelo.
Forse l'avrei detto anch'io, basandomi sul ricordo, prima di ripescarlo in
videocassetta. Visto oggi, l'effetto è disastroso: allestimento povero
e costumi orribili, incredibile che abbiano strappato un Oscar. E se nel contesto
della regìa di Robert Z. Leonard, smorta e convenzionale, Laurence
Olivier incrementa il nascente culto della sua personalità, con i suoi
evidenti 32 anni Greer Garson è del tutto fuori età come giovane
protagonista. Quanto alla prestigiosa partecipazione di Aldous Huxley al copione,
può aver esercitato la sua influenza nel conservare molti dialoghi
del romanzo di Jane Austen, ma non è certo riuscito a impedire manomissioni
sgraziate. (...) La Austen concede ai loro confusi sentimenti un approdo naturale,
ma non garantisce sul futuro della coppia e tanto meno su quello di una società
sclerotizzata dentro le barriere di classe. Keira Knightley offre del personaggio
un'immagine attraente, ma forse hanno esagerato candidandola all'Oscar; quanto
al compassato Matthew Macfadyen è un emergente del teatro e si vede.
Non si vede, invece, che la sceneggiatrice Deborah Moggach e il regista Wright
vengono dalla tv: questo loro esordio sfrutta tutte le possibilità
che distinguono lo schermo dal video, valorizzando insieme con le musiche
di Dario Marianelli, le sapienti ambientazioni di Sarah Greenwood e i piacevoli
costumi di Jacqueline Durran (tutti candidati all'Oscar). È come dilatare
un quadretto intimista nelle dimensioni di un affresco: troppa grazia, ma
per gli occhi è una festa."
(Tullio Kezich, Corriere della Sera, 3 febbraio 2006)
"In questo Orgoglio e Pregiudizio
c'è fedeltà alla pagina scritta ma anche un ritmo più
veloce rispetto agli storici adattamenti del passato, specie quello con Laurence
Olivier. Cast brioso (perfetti Donald Sutherland e Brenda Blethyn come padre
affettuoso e madre isterica) e una star che splende di luce propria: Keira
Knightley, il maschiaccio più femminile di oggi, nei panni di Elizabeth
Bennet, ragazza fiera attratta dall'uomo che amereste odiare: il tenebroso
Signor Darcy. Quattro nomination agli Oscar, tra cui spiccano la Knightley
come miglior attrice e la colonna sonora d'epoca del nostro Dario Marianelli.
Film in costume per la mtv generation? Certo. E non c'è niente di male."
(Francesco Alò, Il Messaggero, 3 febbraio 2006)
"Orgoglio e Pregiudizio procede
bene finché la vicenda resta corale e un attore interviene sull'altro.
S'arena quando la Knightley s'avvicina a MacFayden, versione economica di
Hugh Grant vent'anni fa. Ad accentuare il disagio si aggiunge il doppiaggio:
l'Inghilterra sarà anche il sud della Gran Bretagna, ma andrebbe evitato
che l'inglese di ragazze campagnole, ma di buona famiglia, diventasse un italiano
centro-meridionale, ridondante di doppie 'b' e doppie 'd'. Certo, non c'è
qui lo scempio di My Fair Lady, dove Audrey Hepburn nell'edizione doppiata
non parlava più il cockney ma il pugliese. Sarebbe opportuno distribuire
nelle grandi città, dove certi film si proiettano in più sale,
una copia in versione originale sottotitolata per rispetto di chi aborre la
cattiva edizione."
(Maurizio Cabona, Il Giornale, 3 febbraio 2006)
"A molti piace il critico arcigno.
La parte non c'interessa, ma come si fa a imbastire un minuetto rispettoso
con un film come Orgoglio e Pregiudizio? Premesso che è del
tutto legittimo e anche auspicabile rimettere la cinepresa nel cuore dei classici,
è chiaro che lo spirito dell'impianto narrativo e l'intesa con il senso
interno al testo contano molto di più di un'opinabile fedeltà
alla lettera. La sceneggiatrice Deborah Moggach e il regista Joe Wright hanno
sbagliato, secondo noi, tutto quello che potevano sbagliare adattando per
il grande schermo, sessantacinque anni dopo la versione con Laurence Olivier
e Greer Garson, lo stupendo romanzo di Jane Austen (1813). Anche perché
le musiche di Dario Marianelli, le scenografie di Sarah Greenwood e i costumi
di Jacqueline Durran, sia pure sapienti, sontuosi e puntualmente candidati
all'Oscar vanno un po' per la loro strada e riempiono gli occhi degli spettatori
senza minimamente curarsi dell'intensità e della pertinenza della messinscena.
Mentre la scrittrice inglese analizza con finissima ironia e implacabile psicologia
il conflitto tra caratteri individuali e posizioni sociali che cova sotto
l'idillico aplomb della vita di campagna e conferisce insondabili vertigini
romantiche alla sottile prospettiva femminista, questo film sembra una specie
di favola di Cenerentola in cui o non accade nulla o si scatena un isterico
girotondo attorno ai due innamorati riluttanti. (...) In quanto ai protagonisti,
Keira Knightley non sarebbe male, ma con quel musetto imbronciato recita lontana
anni luce dalle originali ambientazioni tra Settecento e Ottocento; Matthew
MacFadyen è un Darcy anonimo e imbalsamato; Donald Sutherland un papà
sin troppo sornione e Brenda Blethyn una mamma che inclina incongruamente
al farsesco. Consiglio finale: recuperare lo sceneggiato del '57 della nostra
tv con gli impareggiabili Virna Lisi, Vira Silenti, Franco Volpi ed Enrico
Maria Salerno."
(Valerio Caprara, Il Mattino, 4 febbraio 2006)
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